Eremo di S. Romedio
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TRENTINO: L’ EREMO DI SAN ROMEDIO

Dell’ Eremo di San Romedio avevo sentito già parlare da alcuni amici che l’avevano visitato in giornata, avendo letteralmente il Trentino Alto Adige ad un tiro di schioppo da casa.

La Dacia Dokker di Max ci ha permesso di dormire proprio in prossimità del sentiero che porta all’Eremo, dandoci l’occasione di partire presto la mattina successiva, ed evitare tutto il marasma di gente che sarebbe inevitabilmente arrivato più tardi.

TRENTINO: L' EREMO DI SAN ROMEDIO
Sentiero s. Romedio

Il santuario è in realtà è raggiungibile anche in auto, ma Max mi aveva parlato di questa stradina in maniera super entusiasta e come potevo dire di no? Ovviamente aveva tutte le ragioni per esserlo: è facilissimo (2,5 km,  percorribile da 0 a 99 anni) e spettacolare: una parte si snoda proprio tra la roccia, protetti da una staccionata che da su uno strapiombo mozzafiato. Una volta concluso il sentiero inizia la scalinata a ciottoli fino all’Eremo..che dire..che bellezza, ma quando vedo queste cose ho sempre una domanda che mi sorge spontanea:

Ma che sbatti si son fatti per costruire LASSU’ una cosa del genere? Ma poi secoli fa, senza tutte le tecnologie e gli strumenti che abbiamo oggi..

Semplicemente Incredibile

La struttura è aperta al pubblico ed anche all’interno è davvero fiabesca. E’ andata ingrandendosi col tempo, ma la chiesa originaria risale all’anno mille circa, e nacque proprio sulla tomba del Santo, ancora oggi meta di pellegrini. Col tempo si sono aggiunte altre tre chiese, le zone adibite ai pellegrini, una cappella e così via fino alla più moderna edicola, dove oggi potete comprare i souvenir.

Eremo di San RomedioSalendo le scale fino alla torre più alta si trovano foto e stampelle di persone “graziate” dal Santo, cosa che io trovo sempre tanto macabra quanto emozionante. Per fare la foto dalla terrazza della torre mi è venuta la tremarella; di sicuro i frati che l’hanno costruita non soffrivano di vertigini.

A circondare l’eremo, la natura perfetta e commovente della Val di Non.

In giardino tra gli alberi, c’è anche lo spazio dedicato all’orso Bruno (giuro. Si chiama Bruno).

Bene. Adesso scusate, ma devo aprire due parentesi, molto poco zen.

PRIMA PARENTESI:

Che ci fa un orso al Santuario?

La leggenda narra che Romedio, preparandosi per il VescovoTour, abbia chiesto al suo aiutante di sellare il suo cavallo..problemino..il cavallo era appena stato pappato da un orso, per cui l’aiutante disse : “Romedio, there is a problem, il cavallo se l’è mangiato l’orso“, e Romedio, con tutto l’aplomb di un pellegrino che deve averne passate di tutti i colori rispose: ” e che problema c’è? briglia l’orso.

TRENTINO: L' EREMO DI SAN ROMEDIO
targa orso S. Romedio

A quanto pare da quando è nato il santuario, vengono sempre ospitati degli esemplari nati in cattività o salvati da situazioni critiche come circhi, zoo ecc.. Ora tocca a Bruno che, come potete leggere nella targa posta vicino al recinto, a quanto pare qua sta che è un pascià, anche perché essendo nato in cattività, non saprebbe mai cavarsela da solo in natura. La domanda da porsi è..quando la finiremo di far nascere gli animali in cattività? Mah, non credo che sarò ancora viva quando succederà il lieto evento, ma ci voglio sperare.

SECONDA PARENTESI:

PRESUPPONENDO che Bruno stia bene nei suoi metri quadrati di boschetto privee con formula All inclusive, sono sicura che di una cosa non ha bisogno.

Avere dei bipedi ottusi che gli rompono le palle dall’alto del muretto.

Abbiamo visto delle scene davvero ALLUCINANTI in cui ci siamo chiesti se non fosse davvero il caso di fare a cambio e far mettere gli esseri umani all’interno della recinzione: la zona dove sta Bruno è abbastanza separata dalla gente (per fortuna sua) nel senso che non lo si può vedere face-to-face, ma dall’alto di un muro + recinzione + corrente elettrica, segnalato da fior fior di cartelli con scritto : VIETATO SALIRE IN PIEDI SUL MURO E APPOGGIARSI ALLA RETE. 

Ci siamo? E’ Italiano? Bon. Appena arrivati ecco lo show di un signore che, non solo si mette in piedi, APPOGGIATO AL CARTELLO, ma si è messo anche a chiamare l’orso urlando a squarciagola, con il solo risultato di farlo allontanare all’angolo più estremo del recinto.

A ruota una madre con 4 figli IN PIEDI APPOGGIATI ALLA RETE. A fianco del cartello. Il padre, che probabilmente ha sentito i commenti miei e di Max molto poco family friendly, ad un certo punto dice “ma l’hai visto il cartello?

Risposta di madre : “eh si, ma adesso li faccio scendere

MA NON CI DOVEVANO NEMMENO SALIRE!!

Quanti altri imbecilli figli di imbecilli devono farsi male prima di capirle ste cose? Aspettate poi, che sia chiaro. Non mi interessa nulla della fine che fanno questi. Ma se poi sparano all’animale, si. Quello mi interessa.

Scusate lo sfogo, ma quando ci vuole ci vuole. La mancanza di rispetto e la maleducazione sono cose che non ho mai sopportato e che mi mandano davvero fuori dai gangheri. 

Ahhh..ora che ho liberato l’ira funesta sto meglio quindi, in conclusione, andateci all’Eremo perchè è davvero un’oasi di pace..ma lasciate stare Bruno!

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